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LA MIA IDEA DI STANZA DELLE PAROLE MESSA IN UN’IMMAGINE

(grazie ad Anita Romeo Arte e Illustrazioni)

Nella stanza delle parole si portano le emozioni negative, la sofferenza, il dolore, anche semplicemente una sensazione di malessere o insoddisfazione e si prova a dargli una nuova forma.

In uno spazio protetto si mettono in parole emozioni incistate, aggrovigliate, modi di sentire e pensare , si dà una narrazione a quelle emozioni che altrove rimangono come una nube scura e si prova a ascoltarsi …come ci fa stare fisicamente ed emotivamente..?

Si prova ad allargare la prospettiva, a trovare nuovi punti di vista, nuovi modi di stare, nuove strade. Non si elimina nulla, non si estirpa nulla; tuttavia lo si guarda con occhiali diversi, lo si elabora e gli si dà modo di diventare qualcos’altro che non crei più disagio.

Nella stanza delle parole si lavora insieme per costruire nuovi significati, nuovi modi di sentire, per diventare consapevoli di come funzioniamo e le crisi possono trasformarsi in risorse , possibilità, in nuovi modi di funzionamento.

Le nuvole possono diventare petali, foglie, fiori, colori, forme.

PERCHÈ RIVOLGERSI AD UNO PSICOLOGO

In certi momenti della nostra vita le emozioni negative prendono il sopravvento, diventano pervasive tanto che arriviamo ad identificarci con esse. 

Ci identifichiamo completamente con un certo problema, difficoltà, sofferenza senza riuscire a vedere via di uscita.

Quando può essere utile un percorso psicologico? Nella vita di tutti capitano momenti crisi . Alcuni esempi:

  • non sentirsi realizzati in alcuni ambiti della propria vita e desiderare un cambiamento
  • vivere relazioni tossiche al lavoro o in altri ambiti
  • non riuscire a gestire problemi che ci sono capitati nella vita 

A me piace pensare ai momenti di  crisi (dal latino crisis, greco κρίσις “scelta, decisione”) possano diventare delle occasioni, credo che si possa trasformare la sofferenza in opportunità, che sia possibile trasformare la sofferenza in resilienza.

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IL CAMBIAMENTO…MIGLIORATIVO

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.
Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi.
Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

QUESTA MERAVIGLIOSA METAFORA CI SPIEGA COSA SIA IL CAMBIAMENTO PEGGIORATIVO: QUEL CAMBIAMENTO LENTO, COME UNO STILLICIDIO, DI CUI NON CI ACCORGIAMO NEMMENO E IN CUI PIANO PIANO, LENTAMENTE CI ABITUIAMO A SITUAZIONI SGRADEVOLI, CHE POSSONO LEDERE IL NOSTRO BENESSERE, LA NOSTRA DIGNITÀ, LA NOSTRA FELICITÀ.

UN PERCORSO PSICOLOGICO, TRA LE ALTRE COSE, PORTA AD UN CAMBIAMENTO MIGLIORATIVO, PROFONDO, SICURAMENTE PIÙ FATICOSO E IMPEGNATIVO, CHE, D’ALTRO CANTO, PORTA ALLA PIENA REALIZZAZIONE DI SÈ.

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